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AutostimaDisabilità: é sempre evidente? | Paola Dondoli

5 Dicembre 20150

Si sente parlare spesso, specialmente negli ultimi tempi, di integrazione sociale per gli immigrati piuttosto che per le persone disabili, e comunque per persone con problemi o difficoltà di tipo sociale che, secondo coloro che appartengono al settore, devono essere agevolate per partecipare attivamente alla vita della società, socialmente e culturalmente.

L’impegno della maggior parte delle istituzioni e associazioni coinvolte, è ancora rivolto al miglioramento del servizio erogato in termini di salute e occupazione, aspetti evidentemente importanti, ma non esclusivi e che oggi non possono essere più ritenuti sufficienti.

Questo articolo non vuole comunque essere dedicato alle tentate soluzioni, più o meno valide, indirizzate all’integrazione sociale di immigrati e disabili ma vuole richiamare l’attenzione sull’esistenza di una disabilità occulta che non viene in alcun modo considerata.

Si tratta di quel deficit che tante persone sentono dentro di sé quando non riescono a sentirsi abbastanza: abbastanza forti, abbastanza belli, abbastanza bravi, abbastanza simpatici, abbastanza….! Abbastanza rispetto a cosa? Si tratta di quella disabilità ritenuta diffusa nelle generazioni più giovani ma quelle intermedie non sono escluse. Se poi si considerano le generazioni più anziane, i segni della disabilità occulta sono ormai diventati evidenti sui loro corpi!

E’ chiaro che la disabilità, non è una disabilità che possa essere assegnata esclusivamente al disabile “down” piuttosto che ad un “tetraplegico”, ma in realtà è uno svantaggio socioculturale che ci dovrebbe portare a riflettere sulla disabilità sia esteriore che interiore come fenomeno sociale, come prodotto del nostro sistema di vita; non solo l’handicap fisico ma l’handicap interiore prodotto dal sistema e contesto sociale in cui viviamo.

Si sentono spendere milioni di discorsi e parole su argomenti che non portano beneficio a nessuno se non a coloro che ne parlano e puntualmente si evita di affrontare aspetti profondi che possano modificare dal basso il disagio socioculturale ed ottenere un reale miglioramento della coscienza della razza umana. Per esempio, si parla delle dipendenze, definite giovanili, (senza sapere perché poi sono attribuite solo ai giovani, forse perché quelli più adulti le tengono accuratamente nascoste), ma non si parla mai delle motivazioni che causano tali dipendenze, se non superficialmente e comunque senza impegnarsi a trovare soluzioni. E nel possibile caso di tentate soluzioni, come per esempio riformare la scuola, la difficoltà e l’inattuabilità di esse, nel tentativo di schivare qualsiasi cambiamento profondo e radicale, fanno sì che restano solo utopie.

Vengono anche individuate nuove dipendenze come “Internet”, il “Gioco d’azzardo” il “Sesso Virtuale” e si ipotizzano anche approcci farmacologi mentre non sarebbe forse opportuno chiedersi se queste nuove dipendenze non siano in qualche modo “connesse” con i modelli di vita sviluppati nei paesi occidentali?

Le vecchie dipendenze non hanno meno importanza: dipendenza affettiva, droghe, alcool, solitamente accompagnate da fobie, ansie e paure, evidenziano la mancanza di una solida struttura interiore che permette alla persona di contare su di sé, sulle proprie risorse e capacità. E’ qui che risiede l’handicap interiore che solo un viaggio attraverso di sé può sfatare. D’altra parte l’attuale realtà sociale ci dimostra che per fare ciò non possiamo contare su nessuno, se non su noi stessi.

L’obiettivo è quello di prendere consapevolezza di sé, di trovare un equilibrio che permetta di stare bene con noi stessi, di valutarci per ciò che siamo, di non ricorrere all’aggressività o la violenza per dimostrare il nostro valore, o di ricorrere a piaceri temporanei per trovare il senso della vita.

Si tratta di un equilibrio che non rappresenta solo una necessità individuale ma una necessità per l’umanità intera. D’altra parte, per espanderlo all’umanità intera non possiamo che iniziare da noi stessi e formare uno dopo l’altra quella massa critica atta a promuovere un mondo migliore.

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