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AutostimaBioenergeticaTristezza, il sentimento più temuto | Paola Dondoli

23 Luglio 20190

 

 

 

Le tensioni muscolari croniche che soffocano ed imprigionano lo spirito si sviluppano nell’infanzia per la necessità di controllare l’espressione di emozioni intense, come paura, tristezza, rabbia e pulsione sessuale. Ovviamente non sempre questi controlli sono efficaci visto che il sentimento è la vita del corpo e visto che quella vita mira alla sopravvivenza e cerca di evitare ogni tentativo di controllo. Quando il controllo si interrompe si può verificare un’esplosione isterica di pianto e grida, rabbia selvaggia o impulso sessuale sfrenato, ma tali azioni non risolvono il conflitto tra il bisogno di esprimere i sentimenti e la paura di esprimerli. Fino a quando il conflitto non si risolve la persona non è libera di essere se stessa.

Quante le persone che incoraggio durante le mie sedute ad esprimere la propria rabbia! Ma è proprio dei sentimenti che hanno paura, perchè considerati minacciosi e pericolosi, e poche persone si arrabbiano abbastanza fino al punto di far venire fuori la loro aggressività.  Non basta sapere di essere arrabbiati, bisogna sentirlo profondamente e lo stesso vale per la tristezza, la paura, l’amore o la passione sessuale.

In questo articolo voglio soffermarmi sulla tristezza, poichè credo che sia uno dei sentimenti più temuti, anche se può sembrare strano considerando che non è uno dei sentimenti tra i più minacciosi.

 

 

La tristezza è collegata alla paura

 

 

La tristezza è collegata alla paura e in molte persone si manifesta come disperazione; allo stesso tempo le persone temono, consciamente o inconsciamente, che allentando il controllo e i propri sforzi per rimanere a galla, sprofonderanno in un mare di disperazione senza speranza. E’ normale visto che non ascoltano la propria disperazione, quella già esistente, e così passeranno la vita a lottare per tenersi in quella situazione senza nessuna sicurezza o sentimento positivo.

Lasciandosi andare, invece, potrebbero scoprire che la disperazione riguarda la loro vita infantile e non quella da adulti. Naturalmente, se tutta l’energia viene utilizzata per sostenere il proprio sè o una positiva facciata di negazione, sarà difficile trovare la sicurezza, la pace e la gioia che la vita offre. Sono molti i volti in cui vedo affiorare le lacrime ma pochi sono quelli che si lasciano andare completamente e piangono profondamente, impedendosi di percepire fino in fondo la loro sofferenza e negandosi la gioia . Piangere significa accettare la realtà del presente e del passato. Qualcuno sostiene che non ha niente per cui piangere ed allora viene da chiedersi perchè vediamo intorno a noi tante persone insoddisfatte, arrabbiate, tristi.

 

tristezza bioenergetica paola dondoli 2

 

 

Non dobbiamo aver paura di piangere

 

 

Piangere non cambia certo il mondo esterno, non porta amore, consenso o vita facile ma trasforma il mondo interiore liberando tensione e dolore. Lo si può comprendere quando si osserva un bambino piccolo che piange; il suo pianto è il richiamo affinchè la madre elimini la causa del disagio. Il disagio che costringe il suo corpo a contrarsi e irrigidirsi  e che è la naturale reazione del corpo al dolore e al malessere. Il corpo del bambino reagisce più intensamente perchè è più vivo, più sensibile e più sciolto ma non riesce a tollerare la sofferenza. Il corpo freme, si dimena, la mascella si contrae, mentre singhiozza profondamente. I singhiozzi sono convulsioni che corrono lungo il corpo nel tentativo di scaricare la tensione del disagio ed il pianto continua fino a quando il disagio persiste o fino a quando il bimbo non è esausto  e cade addormentato per proteggere la propria vita. Il pianto ha un effetto simile sui bambini più grandi quando sono troppo stanchi e non riescono a rilassarsi.

 

Singhiozzare non è l’unica forma di espressione vocale legata ai sentimenti di tristezza, sofferenza o disagio, se il dolore è intenso e apparentemente insanabile, il pianto può trasformarsi in gemito, in un suono più acuto e continuo che esprime un dolore più profondo, percepito nel cuore. Urlare e piangere sono reazioni involontarie, anche se in molti casi la persona può iniziare o fermare la reazione. La capacità di mantenere il controllo in momenti e luoghi inadeguati è un segno di maturità e padronanza di sè, ma ci si potrebbe chiedere se quando si decide coscientemente di lasciarsi andare e abbandonarsi al corpo e ai suoi sentimenti, si è realmente senza controllo. Quale controllo esercita un individuo che ha il terrore di urlare ed è così inibito a piangere da non poter esprimere tali sentimenti? La capacità di lasciare andare il controllo implica anche la capacità di mantenere o ristabilire quel controllo quando è opportuno e necessario.

 

 

Il controllo delle emozioni e del movimento nell’esercizio bioenergetico

 

 

Quando in un esercizio bioenergetico un paziente si lascia andare a scalciare o urlare apparentemente senza controllo, generalmente è invece del tutto consapevole di quanto sta accadendo e può smettere quando vuole. E’ come andare a cavallo, se abbiamo paura di lasciarsi andare, se si cerca di controllare ogni suo movimento, si scoprirà ben presto di non aver nessun controllo. Coloro che hanno tanta paura di perdere il controllo in verità non hanno nessun controllo, perchè è la paura ad avere il controllo. Quando si impara a lasciarsi andare ai sentimenti forti tramite la voce e il movimento, la paura scompare e ritroviamo noi stessi.

 

Se leggendo questo articolo hai capito che anche tu non riesci ad esprimere le tue emozioni e senti che stai soccombendo sotto il loro peso, scrivimi! Sarò felice di rispondere alle tue richieste e aiutarti a capire cosa c’è che non va.

 

 

 

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