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La storia di Livio

Livio (lo chiameremo così) è arrivato 3 mesi fa nel mio studio.

Ha suonato il campanello, puntuale all’appuntamento; ho aperto la porta e me lo sono trovato davanti: alto, biondo, fisico perfetto, faccino dolce, occhi intelligenti, 16 anni.

Conosco la madre, che avevo incontrato qualche giorno prima e mi aveva raccontato del brutto periodo che stava attraversando il figlio. Non stava andando bene a scuola, contrariamente a quanto aveva fatto fino ad allora, piangeva spesso gridandosi addosso che non aveva senso il suo stare al mondo e, soprattutto, si sentiva brutto e soffriva del fatto che, per timidezza, non riusciva ad avvicinare le ragazze e iniziare i primi flirt con loro, come la maggior parte dei suoi compagni.

Livio stava affrontando l’età del cambiamento, quel momento in cui non sei più ragazzo ma ancora non sei uomo: il corpo cambia, le emozioni si fanno più intense, la relazione con i genitori evolve e arrivano i primi turbamenti sessuali.

L’ansia in adolescenza rappresenta spesso un campanello di allarme!

Il ragazzo ha delle difficoltà ad adattarsi a questi cambiamenti e a riconoscere sé stesso, spesso accompagnate da un senso di tristezza e da cattivo umore: è il momento di iniziare ad acquisire consapevolezza della propria identità, del proprio sistema di valori e credenze.

Al contrario, far crescere una credenza negativa basata sugli stati d’animo di quel periodo, intrisi di paure ed ansie, sarebbe un’ancora di spessore tale da compromettere lo sviluppo della sicurezza personale futura.

Gli stati d’animo di cui stiamo parlando riguardano:

  • l’ansia sociale, spesso legata alla paura del giudizio negativo o del rifiuto degli altri;
  • l’ansia costante, che include una continua preoccupazione per il futuro o per la giornata stessa;
  • paure particolari, come quella di morire o di perdere il controllo, che possono sfociare in fobie e attacchi di panico, e infine ossessioni e paure sulla malattia, sull’aspetto fisico, sulla sessualità a cui le possibili reazioni possono essere evitamenti, compulsioni o rimuginamenti costanti fino a diventare eccessivi e a dar luogo a disturbi più complessi.

Livio, non si faceva mancare niente di tutto questo. Fin dalla prima seduta ha parlato con ferma convinzione di quanto poco lui valeva, del poco senso che aveva la sua vita e della sua estrema timidezza, che non gli permetteva di essere spontaneo, di fare quello che gli sarebbe piaciuto fare senza avere il terrore di essere giudicato, etichettato ed escluso dagli altri.

Abbiamo iniziato a lavorare insieme, innanzitutto sulla fisiologia (un timido o un depresso non ha certo la stessa postura di una persona sicura di sé), sul focus dei propri pensieri e del linguaggio che usava per parlare con sè stesso e sui suoi obiettivi.

Successivamente abbiamo sostituito l’immagine dei momenti tristi con quella di momenti gioiosi e creato ancore di sicurezza, determinazione e controllo delle emozioni negative.

Ad ogni seduta successiva Livio aveva maturato una nuova convinzione potenziante e una nuova paura.

Nel frattempo però aveva iniziato di nuovo a studiare e a prendere buoni voti: quale migliore toccasana per innalzare l’autostima!

Poco a poco Livio stava maturando nel suo personale percorso di crescita.

Durante il periodo dell’adolescenza non bisogna sottovalutare il ruolo degli “altri”: nel definire la propria identità, infatti, l’adolescente cerca dei modelli d’identificazione nuovi, tra coetanei e compagni, lottando per differenziarsi e per sottolineare il voluto allontanamento dai genitori.

Molte azioni rischiose, più o meno pericolose, sono intraprese con gli altri, perché così risulta più semplice per l’adolescente vivere in modo tangibile la propria identità, presentata al gruppo per ottenerne il riconoscimento e l’accettazione. In tal modo, il legame sociale con i coetanei si rafforza, in una sorta di ritualizzazione, come ad esempio, il rituale della sigaretta, che talvolta sono solo rituali di passaggio, a cui possono aggiungersi azioni aggressive, attività sessuale precoce e non protetta, ed altro. L’ambiente scolastico di Livio non esulava da questi standard mostrandosi ogni giorno ostile e poco comprensivo. I compagni muovevano critiche non appena Livio rivolgeva una domanda esplicativa ai professori, atteggiamenti da falsi bulli nei suoi confronti, talvolta deriso, talvolta accusato.

Oggi Livio sta riuscendo a confrontarsi con gli altri più serenamente, a prendere in mano la propria vita con sempre maggiore determinazione e con la convinzione di poter affermare le proprie idee e perseguire i propri obiettivi senza la necessità di doversi conformare agli altri per farsi accettare.

Infine ecco il gran passo: approcciare la ragazzina piú bella della scuola! Lei ancora non é caduta nelle braccia di Livio ma lui non si scoraggia e non si accontenterà di un’altra ragazza! Lui vuole proprio Lei e, come dice adesso, “l’importante è vincere!”.

Quando l’ansia del ragazzo sottende un senso di incapacità ed evitamento, poca fiducia nelle sue risorse, quando emergono attacchi di panico, ossessioni, compulsioni è il caso di rivolgersi ad un professionista; il mondo può diventare pieno di tanti Livio!

Non possiamo scegliere da dove arriviamo ma possiamo scegliere dove andare da lì in poi!

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